Bob Marley “Ricordo di un Rasta” – Intervista.

Bob Marley

Bob Marley

Il grande male del sistema di Babilonia si è portato via uno dei piu’ grandi nemici del sistema stesso: Bob Marley.

E’ facile cadere nella retorica quando si parla di un uomo come Bob, troppo pubblico il personaggio, troppo inchiostro sprecato sulla sua gente, la sua fede la sua musica: il reggae. Molti nostri colleghi si sono giustamente soffermati a parlare dell’uomo Marley, della sua degnità di persona, sulle sue genuine convinzioni e battaglie portate avanti nel nome di Jah e dei rasta. Noi vogliamo tornare ancora una volta a parlare della musica di quest’uomo, della gioia che ha saputo e ci sa trasmettere attraverso di essa.

Il suo credo, le invettive, la speranza in un mondo migliore, la condanna dello shitstem di Babilonia, tutto è condensato in una serie di: “oggetti neri segnati da piccolo solchi a spirale emettenti a volte suoni incomprensibili, databili intorno al XX secolo D.C.”

I suoi dischi, che lo hanno fatto conoscere al mondo, anche al sistema di Babilonia che avrebbe voluto abbattere. Il suo potere carismatico lo abbiamo toccato con mano anche qui in Italia, dove per la prima volta un musicista è riuscito a radunare 100.000 persone.

Nel giugno del 1980 a Milano c’eravamo anche noi nell’assolato stadio milanese ad applaudire, proprio in quell’occasione abbiamo parlato con Bob Marley e raccolto questa intervista.

 

Intervista

Domanda: Hai sempre affermato che la gente nera deve tornare alla terra delle proprie origini: L’Africa.

Marley: Si! La gente nera nell’ovest soffre e penso che in Africa noi dobbiamo tornare per varie ragioni. Perchè è una terra aperta a tutta la gente che sa o vuole fare qualcosa per gli altri fratelli.

D.: Come spieghi allora che molte persone che vi sono andate, al ritorno hanno rifiutato Jah per Allah o Maometto?

M.: Molti credono e altri no. Dio non rappresenta una costrizione per nessuno. Penso però che sia terribile che ci siano persone che tornino prive della fede, proprio dalle terre dove esisteva un tempo l’unica società naturale in cui noi potevamo avere una nostra identità. (Bob Marley si riferisce al regno di Etiopia).

D.: I gionali fra i vari titoli ti hanno conferito anche quello di prima superstar del terzo mondo, li condividi?

M.: No! Nel modo più assoluto. Affermare questo significa dividere ancora una volta i popoli e la gente, in tante classificazioni. Cosi’ oltre alle classi che già il sistema di Babilonia ha creato e cioè la ricca, la media, la nobile, la borghese e la povera, avremmo anche quella di terzo, secondo o prima mondo. No! Rifiuto tutto questo e sono contrario alle superstar appartengano esse al mondo del capitalismo o a quello del sottosviluppo.

D.: Per quanto riguarda la tua linea politica, tu hai preso una posizione ben precisa nel corso delle ultime elezioni che si sono svolte in Giamaica?

 

Rastafari

M.: No! La politica per me non rappresenta nulla di veramente importante. La mia posizione è precisa e costante solo per il Rastafari. Le altre linee politiche come il comunismo od il capitalismo pensano solo a distruggersi a vicenda, il Rastafari serve all’uomo per creare non per distruggere.

D.: Tu sei uno dei personaggi Rastafari più importanti, cosa significa essere Rastafari?

M.: Rastafari rappresenta la guida dell’uomo, è il nome del Cristo, è Hailè Sellassiè, in fondo sono la stessa cosa. Significa come ti ho detto prima, tornare alla madre Africa dalla quale proveniamo.

D.: E tu in questa ottica che funzione ti proponi, qual’è il tuo ruolo?

M.: Io cerco di spiegare la verità, di farla conoscere e per far questo mi servo degli unici strumenti che posseggo: la mia musica e le mie canzoni.

D.: Come mai in alcune canzoni come “Get up stand up” inviti la gente alla ribellione, mentre in altre come “Jamming” proponi di danzare e di dimenticare?

M.: Credo che la musica e con essa la stessa danza, siano espressioni di libertà, gli oppressi dunque possono liberarsi anche danzando. Poi molta gente chiede anche di divertirsi e di dimenticare.

Per concludere vorrei solo ricordare le parole di Bob Marley, durante un’intervista rilasciata a Lenny Kaye:

“DIO PUO’ DONARTI UNA VISIONE E RIPRENDERLA E CON ESSA RIPRENDERE ANCHE TE”

di Giancarlo Zucchet

Intervista estratta da “PRISMA” – Mensile di Riflessi Sonori – Numero 4 – Giugno 1981

PRISMA  e’ una rivista mensile di Musica edita da Carlo Marignoli nel triennio ’81-’83’ dove hanno partecipato alla realizzazione importanti firme della critica musicale.