BRIAN ENO. PROPOSTA DI PROGETTO: Parte Terza

Brian Eno. Proposta di progetto. Parte terza

Brian Eno: Polintenzioni Future.

Questo è il seguito della prima e seconda parte.

Di Brian Eno si sa che sta per pubblicare una seconda raccolta di “Music for Films” e ha in progetto un Ep di canzoni, in parte inedite, con il fido Percy Jones. Pare inoltre che, sempre più in balia del mal d’Africa, abbia intenzione di produrre insieme a John Hassel, un “Earth’s Greatest Hits”, antologia della migliore musica pop di quelle parti.

Se il desiderio è di sconfinare oltre il muro dell’esistenza a una dimensione, sfilare il velo dell’aridità quotidiana, sconfiggere l’ovvietà delle realtà date, prevedibili sin nelle eccezioni, Brian Eno vi riesce appieno. Eppure anche il diverso, il non allineato, suona nella serie della normalità: è previsto, atteso e consumato. Muoversi oltre è allora da intendersi qui come semplice richiesta del proprio io, esigenza di chiarimento che sfiora inavvertitamente l’esistenziale.

S’è detto che la regola uccide, che sfuggirne la miseria è ricerca di consapevolezza non cosi il suo “modus” quando vari all’infinito, divenendo arma segreta e unico vero e possibile protagonista. Quanto più è evanescente, scaltro da dissolversi come una medusa quando si pensa d’averla in pugno, non conducibile a schemi, tante più sono le possibilità di riuscita, perchè è solo affiorando per dissolversi per riaffiorare che può eludersi il rigore delle scelte esemplari agendo sulla poliritmia che comprende il silenzio, sulla policromia che contempli la trasparenza lungo la riva dell’imprevisto.

Non meraviglia quindi se risolto il dilemma androgino dell’arte – comunicazione o informazione – per una visione d’attualizzazione, che ne è quindi la cifra nascosta, dinamica quanto basta per restare avviluppati nei processi sollecitati. Brian Eno si trova a maneggiare con grandezze assolutamente non confrontabili, tant’è lo spazio che le divide, non per questo, e paradossalmente, non passibili di una chiave di lettura unica, anche se questo scorgere, al di là e al di sopra degli scomparti del particolare, la puntualità di certe invarianti ha un senso solo nella suddetta cifra.

Agli arabeschi della “Music for Airports” possono affiancarsi i ritmi ipnotici di “My Life in the Bush of Ghosts”, la rarefazione arcana di “Possible Musics”, le canzoni elettroniche di “Another Green World”. Le strade vili del rock possono intersecarsi con i percorsi adiacenti di transfughi “colti” – potendo fantasticare di futuri incontri fatali con le musiche del tono “perfetto” di Morton Feldman e Christian Wolff, I continuum iridescenti di David Behrman, la magia delle melodie naturali di Alvin Curran.

Quel che altrove appare dicotomia invalicabile può realizzarsi ora in una estrema mobilità o, meglio, una dualità flessibile aprendo la valvola inesauribile dell’inventario umano a un movimento interno che avvolge nel piacere conturbante di un suono ovvio solo nell’equivoco.

 

Materiale tratto da “BRIAN ENO & TALKING HEADS”

a cura di Alessandro Staiti

 

Recensione estratta da “PRISMA” – Mensile di Riflessi Sonori – Numero 5/6.

PRISMA e’ una rivista mensile di Musica edita da Carlo Marignoli nel triennio ’81-’83 dove hanno partecipato alla realizzazione importanti firme della critica musicale.