GRATEFUL DEAD. Intervista a Jerry Garcia e Bob Weir

Grateful Dead

Intervista a Jerry Garcia e Bob Weir dei GRATEFUL DEAD.

 

Tutto si svolge in una stanza di albergo che guarda verso Hyde Park, con noi nella stanza, Bob Weir il collegiale americano di sempre, e Jerry Garcia invecchiato, sudato, con le mani annerite dalle sigarette, la solita maglietta nera e i pantaloni troppo corti assolutamente privi di forma, dopo un attimo di impasse eccoci pronti a perderci tra le mille parole.

Prisma: Ho notato che tu e Jerry avete un pannello davanti al microfono… a cosa serve?

Bob Weir: Accende il microfono quando ci saliamo sopra, altrimenti resta spento ed evita cosi quei fastidiosi fruscii.

P.: Lo fanno anche altri gruppi?

B.W.: No, infatti lo ha progettato Dan Haley, il nostro sound man.

P.: Ieri sera avete suonato un nuovo brano che si chiamava “Where is the Dark Star”?

B.W.: No, era “Dog Star”, la stella più brillante, che viene usata in navigazione, il primo verso dice: “Il compasso gira – Dov’è la stella cane? – Dov’è la luna” ed il coro risponde: “Tu sei perso nel mare”. E’ una canzone allegorica sull’essere perso, è un pò antopografica su di me e sulla gente della mia generazione. Gente che è scomparsa in Guatemala con gli zaini sulla schiena e di cui non si sa più nulla; è quasi un invito a seguire il tuo naso… (entra Jerry Garcia)… “The Other One” è una canzone che non abbiamo mai registrato in studio…

Jerry Garcia: No! Forse l’abbiamo fatto sul primo, cioè voglio dire su “Anthem of the sun”…

B.W.: No, tutto era tratto da Kings beesbull! L’abbiamo provato in studio, ma abbiamo finito con l’usare quella dal vivo.

J.G.: No! Abbiamo usato una parte dal vivo ed una parte da studio…

B.W.: Ma no, la parte in studio era tutta TA TA TA TA….

J.G.: Ma no, faceva BUM BUM BUM… sinceramente non me lo ricordo più, ah ah ah… ma abbiamo fatto tutte quelle parti in studio.

P.: Nonostante l’arrivo del nuovo tastierista Brent, i Dead sono sempre i Dead…pensi che la storia continuerà a lungo?

J.G.: Per ora non ne vediamo la fine… una cosa interessante è che oggi esistono molte bands sullo stile nostro.

P.: Come mai Donna e Keith Godchaux hanno lasciato il gruppo?

J.G.: Erano infelici. Era difficile per Donna essere una madre, una moglie ed una parte del gruppo contemporaneamente. Erano sotto pressione, per un periodo non lavorarono per i G.D. bensi per la JERRY GARCIA BAND  una cosa più facile per loro, poi poco prima della morte di Keith avevano messo su un’ottima band, che però non incise nulla…

B.W.: erano veramente bravi, credo si chiamassero GHOST.

P.: Cosa è successo a proposito alla JGB?

J.G.: Ultimamente ho lavorato solo con i G.D., comunque dopo la morte di Keith contattai un altro tastierista ed un nuovo batterista, ma tutto si fermò verso Febbraio.

P.: Come mai raramente venite in Europa?

B.W.: Abbiamo programmato molti “no-show” in Europa, molte date erano state fissate… ma in realtà siamo riusciti ad arrivare solo un paio di volte.

P.: Mi sembra che una volta avete suonato di fronte a non più di 200 persone, nel ’71 in Francia?

J.G.: Ah ah ah! C’erano solo i locali!

B.W.: alle piramidi il 90% erano arabi, il 10% Europei e solo 300 persone erano arrivate dagli States.

 

Le Piramidi

P.: Cosa vi ha portati alle piramidi?

J.G.: Tu cosa credi ha ha ha…

P.: Non sò, comunque perchè non Roma?

J.G.: Le piramidi hanno una tradizione occulta più profonda, Roma è famosa perchè è Roma, ma non c’è stata una cultura “alta”. Forse nel senso del potere si, però…

B.W.: …non c’erano le Piramidi…

J.G.: …la Grande Piramide va oltre ogni cosa. E’ un’importante artefatto mistico, di certo la cosa più misteriosa che mi viene in mente.

B.W.: E’ sempre stata un mistero per gli egiziani.

P.: Ho sentito che quando siete venuti in Europa nel ’72 vi siete interessati alla cultura primitiva del vecchio mondo, questo vi ha fatto interessare anche all’antico Egitto?

J.G.: No, la Grande Piramide è sempre stata potente per noi, è sempre stata una cosa mitica all’interno del nostro mito, si può dire che ne parlavamo sempre.

P.: Dopo le Piramidi dove vorreste suonare?

J.G.: Non vi è altro in quella categoria di cose. Abbiamo flashato sulla Città Proibita, sul Tibet, sulla Muraglia Cinese…

B.W.: Benares…

P.: Il concerto alle Piramidi come è stato?

J.G.: Orribile… beh forse vi furono dei buoni momenti, specialmente le cose che avevamo preparato per l’occasione…

B.W.: specialmente le jams…

J.G.: Ah si… la serata Bakshish… è diventato il tema preferito di una delle nostre jam.

ROCK SCULLY: ah ah ah Johann Sebastian Bakshish…

J.G.: si, certo, Kesey aveva una cassetta e girava ascoltando Bach, l’unico che capi’ fu Freiberg.

P.: C’era anche Freiberg?

B.W.: In pratica c’erano tutti i nostri amici, tutti quelli che condivisero le nostre avventure e le nostre esperienze più strane. Tutta gente degli Acid Tests, i Pransktesters… agli Acid Tests a volte suonavano bene, ma l’importante era divertirsi.

 

I Testi

P.: Pensate che i testi si colleghino bene con la vostra musica? Robert Hunter & Dead?

J.G.: Non necessariamente Hunter e Dead, perchè c’è anche Barlow che scrive con Weir; molti testi poi sono “poliglotti” oltre ogni possibile descrizione, sono messi su da una infinità di gente.

B.W.: Certo e quando le parti si collegano bene, emerge qualcosa che è ancora più grande.

P.: Se Jerry ha la sua band, tu Bob hai pensato di mettere su la Bob Weir Band?

B.W.: Si, si chiama Bob and The Midnights.

P.:  Che cosa significa il posto di Terrapin Station?

J.G.: Potrebbe essere qualunque cosa.. la reincarnazione, un ovunque della fantasia, è una sorta di posto che fluttua tra incarnazione e terra; è anche una strana trasposizione del concetto di ispirazione. Per me è un non-posto poetico, una pagina vuota. Una sera, guidando verso casa pensai che sarebbe stato interessante scrivere una canzone indirizzata verso la realtà di ciò che significa stare ad un nostro concerto. Una canzone che abbia un soggetto nel quale tu ti possa riconoscere personalmente. Vi è una certa cosa ad un concerto dei Dead che è più grande, al di là di ogni normale esperienza ed ha una propria realtà.

Mi sono sforzato di realizzare con la musica questa idea, forse ci sono riuscito al 70%, forse questa è stata la prima volta che ho avuto una grande ispirazione. Se sei fortunato l’intera musica ti cade in testa, non è una cosa alla quale devi pensare. Mi è successo solo un’altra volta con “The Warf Rat”.

P.: Voi siete stati sempre un pò al di fuori di molti avvenimenti…

J.G.: …oh si molto al di fuori… (guardando fuori dalla finestra)

B.W.: …vedi l’rizzonte da qualche parte?…

 

I Festivals

P.: Per esempio non siete apparsi nel film Woodstock.

B.W.: Decidemmo di starne fuori, perchè il nostro “sound man” capi’ che tutto era sbagliato… pioveva tutto era bagnato, il palco scivolava all’indietro, vi era sempre troppa gente sul palco…

J.G.: Ricordo che tutti urlavano che il palco stava cadendo.

B.W.: Quando toccavamo la chitarra prendevamo la scossa, cosi abbiamo suonato molto poco.

J.G.: Fu un disastro totale, gli elicotteri sorvolavano la zona, e le loro trasmissioni radio rientravano nei nostri microfoni con messaggi tipo:

“Guarda quegli hippies laggiù…”

B.W.: Adesso ricordo che svenni dopo uno shock elettrico tremendo.

J.G.: Fu un disastro totale, fu un lungo panico, vi erano folle che salivano sul nostro equipaggiamento, quando iniziammo a suonare era completamente buio, se non per due giganteschi fari che ci accecavano, non vedevamo nessuno dei 300.000, li sentivamo solamente, cosi preferimmo non apparire sul film.

P.: Non mi sembra che voi abbiate cercato di diventare famosi, avete molti fans ma non mi sembra che li avete cercati…

B.W.: Gente si è fatta la reputazione da film come Monterey Pop, come Janis o Sly. Forse era il nostro momento… ora ci sono ancora cose che accadono per noi, forse è un bene non essere usciti in quel periodo.

P.: Si, infatti, mentre altri sono stati inchiodati a dei momenti precisi voi siete una cosa che continua ad evolversi.

J.G.: Si, è bello per noi non esserestati inchiodati, perchè questo ci libera a vari livelli, ci permette di fare ancora quello che vogliamo.

Potremmo fare uno show con materiale che nessuno ha mai sentito prima ed essere apprezzati lo stesso dal pubblico. Ogni volta i nostri show sono differenti, e cosi si aspetta sempre cose nuove, il pubblico è li per vedere cosa succederà, non per aspettarsi ciò che gli è stato indicato dai media.

 

Le Comunita’

P.: Ci sono ancora comunità che vivono lungo la West Coast oggi?

J.G.: Molte di queste vivono vendendo un’ottima raccolta di sinsemilla.

P.: Ma la situazione può essere paragonata a quella di dieci anni fa?

B.W.: Beh no, non vi sono abbastanza giovani, dopo la guerra vi fu una diminuzione delle nascite…

J.G.: Vi fu una grande minoranza di gente strana, e tutta quella cosa di Haight Ashbury al suo inizio era un raggruppamento di tutti i tipi più strani.

B.W.: C’è un ghetto per ogni città.

 

San Francisco

J.G.: So che tutta la gente strana delle varie città arrivò a San Francisco. Tutti i più “fuori”.

B.W.: I tempi erano maturi per far accadere ciò che accadde allora.

J.G.: Arrivò molta gente di talento, molta gente creativa, in tutti i campi; vi era gente brava a promuovere ed a pubblicizzare, cosi la scena ebbe forse più attenzione di quanto non era necessario.

B.W.: Prima che i media facessero il loro “blitz” sul tipo “l’estate dell’amore” o stupidaggini simili, Frisco era una comunità di artisti, dopo divenne semplicemente un ghetto giovanile, che come ben sai è un’altra cosa.

J.G.: C’era uno slogan che diceva : “Non venire a San Francisco se non hai talento”. Figurati, vennero tutti i cercatori di libertà immaginabili ed ora, ad esempio, vi è una larga scena gay. Ma tutta la gente artistica si spostò verso l’interno.

B.W.: In ogni caso è sempre stato un posto divertente.

In ogni caso era l’unico posto dove potevano nascere i Grateful Dead.

Intervista è estratta da “PRISMA” – Mensile di Riflessi Sonori – Numero 4 – Giugno 1981.

“PRISMA” – è una rivista mensile di Musica edita da Carlo Marignoli nel triennio ’81-’83 dove hanno partecipato alla realizzazione importanti firme della critica musicale.